lunedì 26 marzo 2012

.. quando Niccolò Macchiavelli arrivò a Bolzano.

L'17 dicembre 1507 Macchiavelli (1469 - 1527) giunse a Bolzano, quale ambasciatore di Firenze, per valutare la possibilità di  finanziare l'impresa di  Massimiliano I, intenzionato a ribadire le proprie pretese di dominio sulla penisola italiana, facendo espellere i francesi e farsi incoronare a Roma "Imperatore del sacro Romano Impero". Massimiliano "teneva corte a Bolzano" l'11 gennaio 1508 e Macchiavelli  avrebbe "offerto" l'amicizia di Firenze in cambio del riconoscimento dell'indipendenza della Repubblica fiorentina.


Macchiavelli, per questa missione, era stato preceduto dall'ambasciatore fiorentino Francesco Vettori il 27 giugno 1507.
Le lunghe trattative sull'esborso preteso da Massimiliano si interuppero quando i veneziani sconfissero più volte Massimiliano, facendogli comprendere la velleità dei suoi sogni di gloria.

Da questa esperienza Machiavelli trasse tre scritti, il Rapporto delle cose della Magna, il Discorso sopra le cose della Magna e sopra l'Imperatore, e il Ritratto delle cose della Magna.
Su questi scritti rileva la grande potenza della Germania, che «abunda di uomini, di ricchezze e d'arme»; le popolazioni hanno «da mangiare e bere e ardere per uno anno: e così da lavorare le industrie loro, per potere in una obsidione [assedio] pascere la plebe e quelli che vivono delle braccia, per uno anno intero sanza perdita. In soldati non spendono perché tengono li uomini loro rmati ed esercitati; e li giorni delle feste tali uomini, in cambio delli giuochi, chi si esercita collo scoppietto, chi colla picca e chi con una arme e chi con una altra, giocando tra loro onori et similia, e quali tra loro poi si godono. In salari e in altre cose spendono poco: talmente che ogni comunità si truova ricca in publico».
Importano e consumano poco perché «le loro necessità sono assai minori delle nostre», ma esportano molte merci «di che quasi condiscono tutta la Italia [...] e così si godono questa loro rozza vita e libertà e per questa causa non vogliono ire alla guerra se non sono soprappagati e questo anche non basterebbe loro, se non fussino comandati dalle loro comunità. E però bisogna a uno imperadore molti più denari che a uno altro principe».
Tanta forza potenziale, che potrebbe fare la grandezza politica e militare dell'Imperatore, è limitata dalle divisioni delle comunità governate dai singoli principi, una realtà simile a quella italiana: nessun principe tedesco vuole favorire l'imperatore, «perché, qualunque volta in proprietà lui avessi stati o fussi potente, e' domerebbe e abbasserebbe e principi e ridurrebbeli a una obedienzia di sorte da potersene valere a posta sua e non quando pare a loro: come fa oggi il re di Francia, e come fece già il re Luigi, quale con l'arme e ammazzarne qualcuno li ridusse a quella obedienzia che ancora oggi si vede»

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